IED – Istituto Europeo di Design

Nato a Milano nel 1966, l’Istituto Europeo di Design è oggi l’unica Scuola di Alta Formazione in ambito creativo ad aver mantenuto nel tempo una matrice interamente italiana. 

Forte di un network di 11 sedi in 3 Paesi (Italia, Spagna e Brasile), IED avvia ogni anno progetti di innovazione nelle discipline del Design, della Moda, delle Arti Visive e della Comunicazione, impegnandosi affinché i suoi studenti siano in grado – domani – di essere i nuovi interpreti del linguaggio universale del Design. Si pone dunque come uno spazio di ricerca, una rete aperta, inclusiva e attiva, in cui insegnare e promuovere la cultura del progetto per l’individuo e la società e dove l’approccio al Design diventa strumento di trasformazione e crescita sociale, culturale ed economica.

Collezioni

In un viaggio immaginario da Milano a Cagliari, passando per Torino e Roma, scopriamo 7 progetti di altrettanti Fashion Designer provenienti da diverse sedi IED.
I concept riflettono sulla struttura umana, con la messa in discussione delle proporzioni e del rapporto fisso e perfetto tra individuo e spazio (Giorgia Gervasoni, Human After All) o con un sovvertimento della struttura stessa, per far parlare la natura attraverso un essere che viene riportato ad una piena armonia con l’ambiente circostante (Cristian Rocco Rizzo, Biomorphic Disease); esprimono l’annullamento di diversi aspetti della femminilità, con l’esplorazione dei modi in cui la figura femminile è stata descritta nelle Sacre Scritture e nell’universo Cattolico (fé •minus di Carla Caria) o indagano l’opposto maschile, il diffondersi di una “mascolinità tossica” ed esacerbata tentando di porre fine alla celebrazione machista con una libertà in cui il rimando all’estetica militare si evolve in capi solo all’apparenza rigidi (Military Coscientious di Giulia Balloi).
Oppure recuperano le radici della memoria, personale o culturale: è il caso dell’insieme di istanti e ricordi riflessi in moduli intercambiabili di cui si compongono gli abiti di Elena Pistotti (FACETED – the new mythology), uniti da zip nascoste e bottoni a pressione; o dello studio di silhouette tradizionali tra Messico ed Ecuador decostruite e ricomposte in forme originali, impreziosite da manipolazioni che rafforzano i riferimenti culturali (Ñuka Shunku – ‘il mio cuore’ in lingua Quechua – di Neithan Herbert Ruiz Pillajo). Donano infine nuova legittimità all’errore e alle infinite possibilità di “ripensamento” e riutilizzo che si celano dietro ad esso (come accade con la nuova vita della telina in Self on Canvas, di Nuria Piccirillo). 

I partner di Fashion Graduate Italia:

Comune di Milano
Sistema Moda Italia
Intesa San Paolo
Piattaforma Moda
Regione Lombardia